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Lo strappo

Lo strappo (Snatch)
Definizione: La sbarra è disposta orizzontalmente davanti alle gambe dell'atleta. Quest'ultimo deve afferrarla con le palme in basso e portarla con un solo movimento dalla pedana fino all'estremità delle braccia tese sopra la testa. Il movimento si effettua con una accosciata o una spaccata delle gambe. La sbarra deve essere spostata lungo il corpo con un movimento ininterrotto, mentre il corpo stesso tocca il pavimento soltanto con i piedi. Il peso sollevato deve essere tenuto perfettamente immobile, a gambe e braccia tese, con i piedi allineati, fino al momento in cui l'arbitro dà il segnale di rimettere la sbarra sulla pedana. I polsi debbono girare soltanto quando la sbarra ha superato la testa dell'atleta. L'atleta si raddrizza il più presto possibile, ponendo i piedi in posizione perpendicolare al tronco e alla sbarra.
L'arbitro dovrà dare il segnale non appena l'atleta sarà perfettamente immobile.
(dal Regol. Tecn. Internaz.)

Primo Periodo: STACCO

Fase I Preparatoria

L'atleta ricerca la migliore posizione biomeccanica utile ad iniziare il sollevamento. Si eseguiranno quindi quella serie di aggiustamenti dei piedi, impugnatura, schiena, testa e angoli articolari (oltre alle tensioni muscolari ottimali) che al momento dello stacco del bilanciere risulteranno come segue:
I piedi risultano leggermente divaricati con i talloni posti ad una distanza pressoché uguale a quella delle spalle (fig. A). Le punte fuoriescono verso avanti (2,5-3 cm. c.a.), da una linea immaginaria perpendicolare tirata al centro dell'asta del bilanciere che cade sulla articolazione metatarso-falangea del piede. L'angolo piede-gamba è di 70-85°. (v. fig. A3).
Le mani (v. fig. B) avranno una impugnatura con il pollice che avvolge la barra e il dito indice e medio (croscetage); inoltre la ricerca dell'impugnatura, che può essere larga, media o stretta dipendentemente dalla struttura morfologica dell'atleta, si potrà determinare piegando le braccia a «candeliere» (v. fig. C). La larghezza delle mani rispetto al centro della barra risulterà esatta se il bilanciere poggerà completamente su tutta la superficie del palmo della mano.
Le ginocchia formano un angolo di 80-100° (v. fig. A3), la tibia è aderente all'asta del bilanciere (v. fig. D). La perpendicolare delle spalle (v. fig. D) rispetto al terreno cadrà avanti, poco oltre l'asse del bilanciere, relativamente al grado di angolazione assunto dalle ginocchia nella posizione di partenza, il quale ultimo dipende dalle caratteristiche strutturali dell'atleta.
La schiena: iperestesa soprattutto nel settore lombare (v. fig. A1-a e fig. D) assumerà una posizione di flessione intermedia conseguenziale all'angolo di partenza formato dalle ginocchia e dall'impugnatura corretta sul bilanciere. L'angolo bacino-coscia sarà di 45-55° circa (v. fig. A3).

Fase II Stacco

Intervento prevalente degli arti inferiori (muscolatura della coscia) con apertura a 135-150° circa dell'angolo del ginocchio (v. fig. A1-a, A1-b e fig. A3-a, A3-b) in conseguenza di ciò, il tronco (schiena ipertesa) assume una posizione quasi parallela al terreno (90-100° angolo bacino-coscia) e le spalle, conseguentemente, si spostano ulteriormente in avanti rispetto all'asse perpendicolare formato dall'asta del bilanciere. Le braccia in tensione agiscono sempre da «sostegno», e spingendo verso l'interno il bilanciere, gli fanno assumere una traiettoria verso le gambe che a loro volta si portano indietro. La pianta dei piedi è ferma e poggia a terra su tutta la sua superficie.

Fig. A, Fig. B, Fig. C, Fig. D, Fig. E — Le fasi del movimento ed i corretti interventi musolari ed articolari.
STRAPPO_IMPUGNATURA_POSIZIONE
Fig. A3 — GRANDEZZE OTTIMALI DEGLI ANGOLI ARTICOLARI NEI MOMENTI DI PASSAGGIO TRA LE VARIE FASI DI STACCO-TIRATA NELL'ESERCIZIO DI STRAPPO
angoli_strappo

Secondo Periodo: TIRATA

Fase III CARICAMENTO (o reazione pliometrica)

Intervento prevalente del tronco (muscolatura posteriore del dorso, del bacino e della stessa coscia nei muscoli biarticolari) con raddrizzamento dello stesso di circa 45° all'angolo coscia-bacino (v. fig. A3 c).
Gli arti inferiori si spostano col ginocchio verso l'avanti (ginocchio sotto la sbarra del bilanciere e l'angolo del ginocchio, coscia-gamba, si chiude a 115-125° circa, v. fig. A3 c), la schiena rimane sempre ipertesa e le braccia continuano la loro azione di supporto. I piedi poggiano sul terreno in tutta la superficie della pianta.

Fase IV TIRATA (o accelerazione finale del bilanciere)

Intervento simultaneo tronco-arti inferiori con finale sulle punte dei piedi (v. fig. A3-d, A3-e ed A1-d, A1-e), spalle che si sollevano e sforzo finale delle braccia che si flettono ai gomiti e si portano in alto, lateralmente e indietro. In successione gli interventi muscolari sono: muscolatura anteriore delle cosce e posteriore del busto bacino, posteriore delle gambe e pianta dei piedi, muscolatura posteriore e media delle spalle e anteriore delle braccia.

Fig. A1 — L'esecuzione dello strappo, se eseguita correttamente, non dovrebbe presentare soluzioni di continuità. A causa dei diversi interventi muscolari e delle aperture e chiusure degli angoli articolari degli arti inferiori può considerarsi come la sommatoria di impulsi e movimenti collegati e quindi analizzabili singolarmente.
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Terzo Periodo: INCASTRO

Fase V aerea (o di reazione atleta-attrezzo senza appoggio)

Al termine della massima «tirata» nel sollevamento del bilanciere, l'atleta, allontana rapidamente i piedi dalla posizione iniziale (senza «saltare») verso una posizione di nuova con l'angolo leggermente più aperto tra l'asse punta-tallone e la perpendicolare al centro del bilanciere (v. fig. A1 f).
La traiettoria a uncino del bilanciere e la massima tirata sulle punte dei piedi con leggero spostamento indietro delle spalle, obbligano ad una posizione di divaricata che in atleti di alto valore mondiale e riassunta nella fig. E dove, i talloni restano sulla stessa linea parallelamente al bilanciere oppure «saltano» leggermente indietro. Un salto eccessivo indietro è comunque da considerarsi errato tecnicamente.  

Fase VI INCASTRO (o di reazione atleta-attrezzo con appoggio)

La difficoltà, dati i rilevanti carichi di gara, di poter portare il bilanciere molto in alto e quindi poterlo fissare a braccia distese al di sopra della stesta mantendo una posizione di «in piedi» raggiunta al termine della fase di sollevamento, costringe l'atleta a «tuffarsi» sotto l'asta del bilanciere con un rapidissimo piegamento delle ginocchia e contemporanea distensione dei gomiti (fig A1-g e fig. F). È evidente che la piegata sotto il bilanciere, sia per il peso rilevante che per la posizione assunta, ove il baricentro corpo.-attrezzo risulta molto alto da terra e quindi crea instabilità su una ridotta superfichie d'appoggio determinta dai piedi , richiede una tecnica molto precisa sia nel sollevamento che nella seguente posizione di accosciata.
Tralasciamo volutamente il metodo di PIEGATA «A FORBICE», ormai in disuso e ritenuta meno efficace aglie effetti del rendimento totale, soffermiamoci invece, sulla più moderna tecnica di «ACCOSCIATA». La posizione finale dei piedi risulterà corretta se l'atleta sente l'appoggio a terra uniforme su tutta la pianta del piede; anche la posizione di accosciata dovrà essere <> e al massimo della possibilità di flessione articolare del ginocchio e dell'anca.
La testa è in linea con il tronco e lo sguardo leggermente al di sopra della orizzontale della testa bloccando le spalle ed i gomiti. Il fissaggio della articolazione dei gomiti si attua ruotando, gli stessi per esterno-dietro e spingendo sull'asta del bilanciere. In conseguenza di questo movimento rotatorio che avviene sulla articolazione scapolo-omerale, anche le spalle risulteranno nella migliore posizione di fissaggio (v. fig. F) Le mani risulteranno impugnate alla larghezza idonea se l'asta del bilenciere poggierà uniformemente su tutta la sua superficie offerta dalla zona centrale del palmo della mano.

Fig. A2 — L'esecuzione dello strappo, se eseguita correttamente, non dovrebbe presentare soluzioni di continuità. A causa dei diversi interventi muscolari e delle aperture e chiusure degli angoli articolari degli arti inferiori può considerarsi come la sommatoria di impulsi e movimenti collegati e quindi analizzabili singolarmente.
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Fig. F — La tecnica della ACCOSCIATA o INCASTRO. il bilanciere passa dalla massima altezza raggiunta nella parabola di salita (traiettoria a uncino) al bloccaggio dello stesso da parte dell'atleta ormai in accosciata ed in posizione di braccia distese in alto.
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Quarto Periodo: CONCLUSIVO

Fase VII RISALITA (o di recupero della posizione eretta)

Come già esposto precedentemente, a causa del volume del carico, l'altezza del baricentro corpo dell'atleta-bilanciere da terra e la ridotta superficie di appoggio della pianta dei piedi creano instabilità. È bene innanzitutto garantirsi una esatta posizione di stabilità in accosciata per poi iniziare la risalita fino alla posizione di in piedi e terminare avvicinando i piedi paralleli tra di loro. Nel raddrizzamento quindi le spalle si sposteranno leggermente verso avanti, aumenta ipertensione lombare, mentre gli arti superiori si spostano verso dietro (per mantenere il carico perpendicolare alla superficie di appoggio) con conseguente notevole aumento della contrazione dei muscoli del cingolo scapolo-omerale e alto dorsale.
Ci si solleva quindi, con l'attrezzo sempre in equilibrio e con i gomiti sempre ruotati verso l'esterno spingendo il bacino per avanti-alto (v fig. A1-h e fig. A4-m).

Fase VIII CONCLUSIVA

I piedi vengono portati vicini e paralleli restando in posizione di «fermo», col peso sostenuto dalle braccia distese al di sopra della testa, per il tempo utile alla convalida dell'esecuzione. Il peso viene riportato a terra accompagnandolo con le mani.

Fig. A4 — Le fasi dell'esercizio di strappo.
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Vicinanza
Il bilanciere deve essere vicino al corpo e quest'ultimo a sua volta deve essere vicino al bilanciere durante tutta la fase di sollevamento.
Essere veloci
L'alzata da terra deve seguire un crescendo, un climax, che porterà ad accelerare il bilanciere al momento giusto.
Basso
Cercare di incastrare il bilanciere nella posizione più bassa possibile mantenendo l'equilibrio e la compattezza.
Ritmo
Quando un'alzata è corretta risulta bella da vedere. Questa «bellezza» è data dal ritmo. La coordinazione richiede migliaia di ore di pratica.
Stabilità
La stabilità è la somma di tutti i principi precedenti: bilanciere vicino, forza applicata con timing giusto, l'alzata risulterà stabile in ogni sua fase.
Gestione Energetica
Non sprecare forze nell'appoggio al petto: la fase di assestamento deve essere breve per garantire una spinta esplosiva ed efficace nel secondo tempo.

Lo slancio


Lo slancio (Clean & Jerk) è la seconda delle due specialità olimpiche del sollevamento pesi. Si compone di due momenti distinti: la girata, in cui il bilanciere viene portato dalla pedana alle spalle, e la spinta, in cui viene proiettato sopra la testa a braccia distese. A differenza dello strappo che si esegue in un unico gesto, lo slancio consente un breve recupero tra le due parti, permettendo di sollevare carichi notevolmente superiori.

Prima Parte — Alzare in Appoggio al Petto

La barra è posta orizzontalmente davanti alle gambe dell'atleta. Questi deve afferrarla, con le palme in basso, e portarla con un solo movimento dal pavimento alle spalle. Questo movimento si effettua con l'accosciata o la spaccata delle gambe.

Durante questo movimento ininterrotto la barra può scivolare lungo le cosce dell'atleta; tuttavia essa non deve toccare il petto prima della posizione finale, quando è appoggiata sulle clavicole o sul petto, al di sopra dei capezzoli, oppure sostenuta dalle braccia.

L'atleta si raddrizza appena possibile, ponendo i piedi allineati in posizione perpendicolare al tronco e alla barra, a gambe tese, prima di effettuare la spinta.

(Regol. Tecn. Internaz.)

Seconda Parte — Lo Slancio (Spinta dal Petto)

Per lo slancio l'atleta flette le gambe ed effettua una spinta simultanea con le gambe e con le braccia per portare la barra con le braccia tese al di sopra della testa. Egli deve tenere la barra immobile, i piedi allineati, le braccia e le gambe tese, fino a quando l'arbitro avrà dato il segnale di rimetterla sulla pedana.

L'arbitro dovrà dare questo segnale non appena l'atleta sarà perfettamente immobile.

(Regol. Tecn. Internaz.)

Fig.re G ed H — Le fasi dell'esercizio di slancio PRIMA PARTE.
fase_prima

Fig.re L ed I — Le fasi dell'esercizio di slancio SECONDA PARTE.
fase_seconda

APPOGGIO AL PETTO
Fase I Preparatoria
Simile a quella descritta nello strappo, unica variante è la posizione di «presa» delle mani che impugnano il bilanciere a una distanza tra loro simile a quella della larghezza delle spalle. Nel caso di scarsa articolabilità dei polsi o di eccessiva lunghezza dello avambraccio rispetto al braccio, si sceglierà un'impugnatura più larga per favorire un migliore appoggio del bilanciere sulle spalle una volta eseguita la portata al petto. È evidente che, sia per il carico elevato da sollevare che per la nuova posizione delle mani, si avranno diversi angoli dei segmenti corporei dato che le spalle si troveranno avanti rispetto all'asse perpendicolare al terreno del bilanciere. L'apertura degli arti inferiori nell'angolo del ginocchio sarà più ampio rispetto allo strappo, ovvero 110–130° circa.
Fase II Stacco
Intervento prevalente degli arti inferiori con apertura ulteriore dell'angolo delle ginocchia. La traiettoria del bilanciere come pure gli interventi muscolari sono simili a quelli descritti nell'esercizio di strappo per la fase di stacco.
Fase III Caricamento
Le ginocchia si riportano sotto il bilanciere con leggera chiusura dell'angolo delle stesse, mentre inizia l'intervento del tronco con movimento di raddrizzamento. La traiettoria del bilanciere e gli interventi muscolari sono gli stessi descritti nell'esercizio di strappo nella fase di caricamento.
Fase IV Tirata
La simultanea apertura degli angoli corporei alla articolazione del piede, ginocchio e anca, come pure gli interventi muscolari, sono simili all'esercizio di strappo.

La traiettoria del bilanciere, fino alla massima tirata, risulterà più corta a causa dell'elevato carico e della differente posizione dell'impugnatura che potremmo definire «stretta» considerando «larga» quella di strappo. Se infatti ci poniamo nella posizione di in piedi con bilanciere impugnato stretto vedremo che, allargando l'impugnatura gradualmente, il bilanciere si pone in progressiva situazione di maggiore distanza dal terreno (notare la differente altezza da terra dell'asta del bilanciere).
Fase V Aerea
Il bilanciere prosegue la sua corsa verso l'alto sospinto dalla sola forza delle braccia; nel contempo l'atleta con i piedi passa in una nuova posizione di divaricata frontale con i talloni più distanti e l'asse punta-tallone più aperto. Il passaggio alla nuova posizione deve avvenire senza "salto" sulla pedana e l'atleta chiude nuovamente gli angoli articolari per facilitare la «caduta» del corpo sotto il bilanciere. Le modalità esecutive e gli interventi muscolari sono simili allo strappo nella fase aerea.
Fase VI Girata
È come nell'esercizio di strappo, varia però la posizione cui dovrà trovarsi il bilanciere non appena termina la traiettoria verso l'alto: in questo caso in appoggio sulla parte alta del torace. La stabilità del bilanciere nella nuova posizione viene data sollevando rapidamente i gomiti avanti-alto in modo che l'asse longitudinale passante per il braccio risulti parallelo al terreno. Il mento e la testa andranno retratti verso dietro e lo sguardo risulterà poco più alto dell'orizzontale. La schiena sarà sempre iperestesa e perpendicolare al terreno.
Fase VII Risalita
Avverrà a carico esclusivo delle gambe per non turbare la posizione di equilibrio generale bilanciere. Il metodo migliore è quello di spingere fortemente il bacino in avanti-alto mantenendo l'appoggio completo dalla pianta dei piedi a terra, i gomiti sollevati e la schiena quanto più perpendicolare e iperestesa.
Fase VIII Assestamento
Comprende tutti quei movimenti di assestamento e di ricerca della migliore posizione per iniziare il caricamento e la spinta. Non indugiare eccessivamente con il carico sulle spalle per non aumentare il dispendio di energie già verificatosi nella prima parte dell'esercizio.
  • Piedi vicini e paralleli
  • Gomiti sollevati avanti-alto
  • Schiena perpendicolare al terreno, iperestesa
  • Mento e testa retratti verso dietro (non ruotati)
  • Sguardo leggermente al disopra dell'orizzontale
Fig. B1 — Le fasi dell'esercizio di slancio Sequenza laterale completa dell'appoggio al petto: dallo stacco (a–b) alla tirata con salita del bilanciere lungo il corpo (c–i), fino all'incastro e alla posizione in piedi sulle spalle (l–q).
fasi_slancio_1
Fig. B3 — Le fasi dell'esercizio di slancio (vista laterale) Sequenza laterale completa dell'appoggio al petto: dallo stacco (a–b), al caricamento (c),  alla tirata (d) con salita del bilanciere lungo il corpo (e–f), fino all'inizio della fase aerea (g–h).
fasi_slancio_a-h
LA SPINTA
Fase I Preparatoria
Dopo aver raggiunto la posizione di in piedi, piedi ravvicinati e paralleli, inizia il secondo tempo dell'esercizio di slancio. In questa fase è bene non indugiare eccessivamente con il carico sopra le spalle per non aumentare il dispendio di energie già verificatosi nella prima parte dell'esercizio e quindi compromettere il successo finale.

I piedi sono vicini e paralleli, i gomiti sollevati per avanti-alto, la schiena perpendicolare al terreno iperestesa, il mento e la testa retratti verso dietro (non ruotati) e lo sguardo leggermente al disopra dell'orizzontale.
Fase II Caricamento
Gomiti sempre alti, sguardo leggermente al disopra dell'orizzontale, mento retratto e muscolatura in tensione; compiere un piegamento di breve entità sulle ginocchia, come a volersi sedere sui talloni. La schiena deve rimanere dritta e iperestesa e i piedi poggeranno su tutta la pianta.
Fase III Spinta
Ritornare in rapida progressione verso l'alto terminando con l'angolo del ginocchio completamente disteso, a cui si somma l'iperestensione sulle punte dei piedi e il sollevamento delle spalle. Se il tempismo esecutivo è perfetto, in fase di ritorno può sfruttarsi la reazione elastica dell'asta del bilanciere che inverte il suo movimento di oscillazione dal basso verso l'alto.
Fase IV Aerea
L'atleta si lascia «cadere» al disotto dell'attrezzo spostando nel contempo gli arti inferiori sul piano sagittale. L'attrezzo continua la sua ascesa che culminerà in una parabola rivolta verso l'alto.
Fase V Incastro
Bloccaggio del bilanciere al disopra della testa a braccia distese, gomiti ruotati in fuori; l'arto inferiore che va avanti dovrà poggiare su tutta la pianta del piede, gamba perpendicolare al terreno, mentre l'angolo del ginocchio coscia-gamba non dovrà essere inferiore ai 90°. L'arto che va indietro risulterà disteso (leggermente flesso al ginocchio) per tutta la sua larghezza e poggierà sulla punta del piede.

Le punte di tutti e due gli arti inferiori convergeranno leggermente verso il piano sagittale passante per il corpo.
Fase VI Risalita
Per assumere la posizione che definisce la validità della esecuzione — ovvero arti inferiori e superiori distesi con il bilanciere fissato a braccia distese al disopra della testa, piedi vicini e paralleli — è buona norma eseguire un breve passo verso il corpo con il piede che si trova davanti per terminare a piedi vicini e paralleli con l'altro piede che si trova dietro (il tronco e il bilanciere rimangono fermi).

Con questo metodo si riesce a mantenere in equilibrio il carico e si può esercitare un più facile controllo ed eventuali piccole correzioni.
Fase VII Conclusiva
Il bilanciere viene accompagnato a terra con ambedue le mani. L'atleta rimane perfettamente immobile fino al segnale dell'arbitro, mantenendo braccia e gambe tese con piedi allineati.
Fig. B2 — Le fasi dell'esercizio di slancio Sequenza frontale completa dell'appoggio al petto: dallo stacco (a–b) alla tirata con salita del bilanciere lungo il corpo (c–i), fino all'incastro e alla posizione in piedi sulle spalle (l–q).
fasi_slancio_2
Fig. B3 — Le fasi dell'esercizio di slancio (vista laterale) Sequenza laterale completa dalla fase aerea: dalla fase di reazione atleta-attrezzo, fase di reazione atleta-attrezzo senza appoggio (i), fase di reazione atleta-attrezzo con appoggio (l), recupero della posizione eretta(n), reazione pliometrica (o) spinta (p,) reazione atleta attrezzo senza appoggio (q), reazione atleta attrezzo con appggio (r).
fasi_slancio_i-r
Vicinanza
Il bilanciere deve essere vicino al corpo e quest'ultimo a sua volta deve essere vicino al bilanciere durante tutta la fase di sollevamento.
Essere veloci
L'alzata da terra deve seguire un crescendo, un climax, che porterà ad accelerare il bilanciere al momento giusto.
Basso
Cercare di incastrare il bilanciere nella posizione più bassa possibile mantenendo l'equilibrio e la compattezza.
Ritmo
Quando un'alzata è corretta risulta bella da vedere. Questa «bellezza» è data dal ritmo. La coordinazione richiede migliaia di ore di pratica.
Stabilità
La stabilità è la somma di tutti i principi precedenti: bilanciere vicino, forza applicata con timing giusto, l'alzata risulterà stabile in ogni sua fase.
Gestione Energetica
Non sprecare forze nell'appoggio al petto: la fase di assestamento deve essere breve per garantire una spinta esplosiva ed efficace nel secondo tempo.

La distensione su panca

Bench-press-1
Bench-press-2
La distensione su panca piana, o più semplicemente panca (in inglese bench press) è un esercizio fisico con i pesi. In realtà il nome tecnicamente corretto sarebbe estensioni su panca poiché la distensione è in realtà un movimento generato dalla contrazione eccentrica dei muscoli flessori.
La distensione su panca è uno dei tre esercizi fondamentali nella disciplina sportiva del powerlifting, ed è usata intensamente per allenarsi anche nel sollevamento pesi, nel culturismo, nel fitness, e in generale nell'allenamento dell'efficienza muscolare.
Mentre nel powerlifting e nel sollevamento pesi le distensioni su panca si eseguono con il bilanciere (barbell bench press), nel culturismo e altre discipline questo esercizio può essere eseguito anche con i manubri (dumbbell bench press).
L'esercizio si focalizza nello sviluppo del muscolo grande pettorale e così come degli altri muscoli complementari inclusi i deltoidi anteriori, i muscoli dentati anteriori, il muscolo coracobrachiale e i tricipiti. Il soggetto che esegue l'esercizio abbassa il peso al livello del petto, e in seguito lo spinge fino a quando il gomito raggiunge la piena estensione. Durante l'esecuzione dell'esercizio le scapole rimangono addotte così da preservare la salute della spalla e così da avere un simultaneo allungamento dei fasci del pettorale.
Le distensioni su panca coinvolgono a livello osseo essenzialmente tre segmenti: braccio (omero), avambraccio (ulna e radio), e spalla (scapola e clavicola). I muscoli coinvolti in questo movimento sono molteplici, anche se vengono generalmente indicati grande pettorale, deltoide, e tricipite brachiale. Il movimento previsto nella fase positiva (o concentrica) in questo esercizio da parte del braccio (omero) è una flessione orizzontale, detta anche adduzione orizzontale, che per definizione si muove sul piano trasversale. In realtà la traiettoria del braccio può subire delle alterazioni in base alla variante scelta, avendo la possibilità di muoversi ad esempio sul piano sagittale eseguendo un movimento di flessione, oppure su un piano intermedio o obliquo tra il sagittale e il trasversale. L'avambraccio invece subisce un'estensione, mentre la scapola è sottoposta ad abduzione.

le fasi della distensione su panca

bench_press

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