Lo strappo (Snatch)
Definizione: La sbarra è disposta orizzontalmente davanti alle gambe dell'atleta. Quest'ultimo deve afferrarla con le palme in basso e portarla con un solo movimento dalla pedana fino all'estremità delle braccia tese sopra la testa. Il movimento si effettua con una accosciata o una spaccata delle gambe. La sbarra deve essere spostata lungo il corpo con un movimento ininterrotto, mentre il corpo stesso tocca il pavimento soltanto con i piedi. Il peso sollevato deve essere tenuto perfettamente immobile, a gambe e braccia tese, con i piedi allineati, fino al momento in cui l'arbitro dà il segnale di rimettere la sbarra sulla pedana. I polsi debbono girare soltanto quando la sbarra ha superato la testa dell'atleta. L'atleta si raddrizza il più presto possibile, ponendo i piedi in posizione perpendicolare al tronco e alla sbarra.
L'arbitro dovrà dare il segnale non appena l'atleta sarà perfettamente immobile.
(dal Regol. Tecn. Internaz.)
Primo Periodo: STACCO
Fase I Preparatoria
L'atleta ricerca la migliore posizione biomeccanica utile ad iniziare il sollevamento. Si eseguiranno quindi quella serie di aggiustamenti dei piedi, impugnatura, schiena, testa e angoli articolari (oltre alle tensioni muscolari ottimali) che al momento dello stacco del bilanciere risulteranno come segue:
I piedi risultano leggermente divaricati con i talloni posti ad una distanza pressoché uguale a quella delle spalle (fig. A). Le punte fuoriescono verso avanti (2,5-3 cm. c.a.), da una linea immaginaria perpendicolare tirata al centro dell'asta del bilanciere che cade sulla articolazione metatarso-falangea del piede. L'angolo piede-gamba è di 70-85°. (v. fig. A3).
Le mani (v. fig. B) avranno una impugnatura con il pollice che avvolge la barra e il dito indice e medio (croscetage); inoltre la ricerca dell'impugnatura, che può essere larga, media o stretta dipendentemente dalla struttura morfologica dell'atleta, si potrà determinare piegando le braccia a «candeliere» (v. fig. C). La larghezza delle mani rispetto al centro della barra risulterà esatta se il bilanciere poggerà completamente su tutta la superficie del palmo della mano.
Le ginocchia formano un angolo di 80-100° (v. fig. A3), la tibia è aderente all'asta del bilanciere (v. fig. D). La perpendicolare delle spalle (v. fig. D) rispetto al terreno cadrà avanti, poco oltre l'asse del bilanciere, relativamente al grado di angolazione assunto dalle ginocchia nella posizione di partenza, il quale ultimo dipende dalle caratteristiche strutturali dell'atleta.
La schiena: iperestesa soprattutto nel settore lombare (v. fig. A1-a e fig. D) assumerà una posizione di flessione intermedia conseguenziale all'angolo di partenza formato dalle ginocchia e dall'impugnatura corretta sul bilanciere. L'angolo bacino-coscia sarà di 45-55° circa (v. fig. A3).
Fase II Stacco
Intervento prevalente degli arti inferiori (muscolatura della coscia) con apertura a 135-150° circa dell'angolo del ginocchio (v. fig. A1-a, A1-b e fig. A3-a, A3-b) in conseguenza di ciò, il tronco (schiena ipertesa) assume una posizione quasi parallela al terreno (90-100° angolo bacino-coscia) e le spalle, conseguentemente, si spostano ulteriormente in avanti rispetto all'asse perpendicolare formato dall'asta del bilanciere. Le braccia in tensione agiscono sempre da «sostegno», e spingendo verso l'interno il bilanciere, gli fanno assumere una traiettoria verso le gambe che a loro volta si portano indietro. La pianta dei piedi è ferma e poggia a terra su tutta la sua superficie.
Secondo Periodo: TIRATA
Fase III CARICAMENTO (o reazione pliometrica)
Intervento prevalente del tronco (muscolatura posteriore del dorso, del bacino e della stessa coscia nei muscoli biarticolari) con raddrizzamento dello stesso di circa 45° all'angolo coscia-bacino (v. fig. A3 c).
Gli arti inferiori si spostano col ginocchio verso l'avanti (ginocchio sotto la sbarra del bilanciere e l'angolo del ginocchio, coscia-gamba, si chiude a 115-125° circa, v. fig. A3 c), la schiena rimane sempre ipertesa e le braccia continuano la loro azione di supporto. I piedi poggiano sul terreno in tutta la superficie della pianta.
Fase IV TIRATA (o accelerazione finale del bilanciere)
Intervento simultaneo tronco-arti inferiori con finale sulle punte dei piedi (v. fig. A3-d, A3-e ed A1-d, A1-e), spalle che si sollevano e sforzo finale delle braccia che si flettono ai gomiti e si portano in alto, lateralmente e indietro. In successione gli interventi muscolari sono: muscolatura anteriore delle cosce e posteriore del busto bacino, posteriore delle gambe e pianta dei piedi, muscolatura posteriore e media delle spalle e anteriore delle braccia.
Terzo Periodo: INCASTRO
Fase V aerea (o di reazione atleta-attrezzo senza appoggio)
Al termine della massima «tirata» nel sollevamento del bilanciere, l'atleta, allontana rapidamente i piedi dalla posizione iniziale (senza «saltare») verso una posizione di nuova con l'angolo leggermente più aperto tra l'asse punta-tallone e la perpendicolare al centro del bilanciere (v. fig. A1 f).
La traiettoria a uncino del bilanciere e la massima tirata sulle punte dei piedi con leggero spostamento indietro delle spalle, obbligano ad una posizione di divaricata che in atleti di alto valore mondiale e riassunta nella fig. E dove, i talloni restano sulla stessa linea parallelamente al bilanciere oppure «saltano» leggermente indietro. Un salto eccessivo indietro è comunque da considerarsi errato tecnicamente.
Fase VI INCASTRO (o di reazione atleta-attrezzo con appoggio)
La difficoltà, dati i rilevanti carichi di gara, di poter portare il bilanciere molto in alto e quindi poterlo fissare a braccia distese al di sopra della stesta mantendo una posizione di «in piedi» raggiunta al termine della fase di sollevamento, costringe l'atleta a «tuffarsi» sotto l'asta del bilanciere con un rapidissimo piegamento delle ginocchia e contemporanea distensione dei gomiti (fig A1-g e fig. F). È evidente che la piegata sotto il bilanciere, sia per il peso rilevante che per la posizione assunta, ove il baricentro corpo.-attrezzo risulta molto alto da terra e quindi crea instabilità su una ridotta superfichie d'appoggio determinta dai piedi , richiede una tecnica molto precisa sia nel sollevamento che nella seguente posizione di accosciata.
Tralasciamo volutamente il metodo di PIEGATA «A FORBICE», ormai in disuso e ritenuta meno efficace aglie effetti del rendimento totale, soffermiamoci invece, sulla più moderna tecnica di «ACCOSCIATA». La posizione finale dei piedi risulterà corretta se l'atleta sente l'appoggio a terra uniforme su tutta la pianta del piede; anche la posizione di accosciata dovrà essere <
La testa è in linea con il tronco e lo sguardo leggermente al di sopra della orizzontale della testa bloccando le spalle ed i gomiti. Il fissaggio della articolazione dei gomiti si attua ruotando, gli stessi per esterno-dietro e spingendo sull'asta del bilanciere. In conseguenza di questo movimento rotatorio che avviene sulla articolazione scapolo-omerale, anche le spalle risulteranno nella migliore posizione di fissaggio (v. fig. F) Le mani risulteranno impugnate alla larghezza idonea se l'asta del bilenciere poggierà uniformemente su tutta la sua superficie offerta dalla zona centrale del palmo della mano.
Quarto Periodo: CONCLUSIVO
Fase VII RISALITA (o di recupero della posizione eretta)
Come già esposto precedentemente, a causa del volume del carico, l'altezza del baricentro corpo dell'atleta-bilanciere da terra e la ridotta superficie di appoggio della pianta dei piedi creano instabilità. È bene innanzitutto garantirsi una esatta posizione di stabilità in accosciata per poi iniziare la risalita fino alla posizione di in piedi e terminare avvicinando i piedi paralleli tra di loro. Nel raddrizzamento quindi le spalle si sposteranno leggermente verso avanti, aumenta ipertensione lombare, mentre gli arti superiori si spostano verso dietro (per mantenere il carico perpendicolare alla superficie di appoggio) con conseguente notevole aumento della contrazione dei muscoli del cingolo scapolo-omerale e alto dorsale.
Ci si solleva quindi, con l'attrezzo sempre in equilibrio e con i gomiti sempre ruotati verso l'esterno spingendo il bacino per avanti-alto (v fig. A1-h e fig. A4-m).
Fase VIII CONCLUSIVA
I piedi vengono portati vicini e paralleli restando in posizione di «fermo», col peso sostenuto dalle braccia distese al di sopra della testa, per il tempo utile alla convalida dell'esecuzione. Il peso viene riportato a terra accompagnandolo con le mani.